Dal tutti contro tutti a microspazi per azioni condivise
A.
Scenario
I commenti in rete aprono scenari ed evidenziano conflitti tra
gli attori presenti, in apparenza senza soluzione.
B.
Tre letture
I/le docenti sempre più diversi/e tra loro per storie,
formazione e motivazione.
Alcuni/e docenti saprebbero cosa fare, ma i vincoli
organizzativi e le scarse risorse lasciano ben pochi spazi. Servirebbe una
diversa progettualità, più risorse e un ripensamento del sapere disciplinare.
Gli studenti e le studentesse sono sempre più estranei a una scuola che spesso non li motiva e non li accompagna ad affrontare le sfide attuali [1]. La proposta educativa è sempre più frammentata per orari, discipline, attività e progetti: difficile trovare un filo. Quando chiedono, non trovano quei feedback personalizzati che li aiuterebbero a rimuovere i granellini che bloccano il loro percorso.
Le famiglie si trovano spesso in difficoltà nel seguire i
percorsi dei figli, strette tra impegni quotidiani e richieste educative sempre
più complesse.
Alla scuola chiedono ciò che non riescono a garantire
direttamente, senza però disporre degli strumenti per interpretarne scelte e
pratiche. Il riferimento alla loro esperienza scolastica diventa spesso l’unico
criterio di lettura, rendendo più difficile costruire una comprensione
condivisa dei processi educativi attuali.
C.
Limite delle letture
Ciascuna di queste letture coglie elementi reali.
Ma, più che aiutare a comprendere ciò che accade, tende a
rafforzare la posizione di partenza: ciascuno legge la situazione a partire dal
proprio punto di vista e vi resta ancorato.
È così che prende forma la dinamica del “tutti contro
tutti”: non tanto perché le posizioni siano incompatibili, ma perché non
riescono a incontrarsi.
Le letture diventano allora frammenti che non si compongono,
e che finiscono per alimentare il problema.
D.
Macro
Una lettura più attenta suggerisce che queste tensioni non
sono indipendenti, ma derivano dalla situazione complessa in cui viviamo. Crisi
continue che generano incertezza, l’imprevisto ontologico, frammentazione e
diversità nelle/delle classi, dei modelli didattici, dei modelli culturali. La politica,
oggi, punta sul controllo e sui divieti più che sulla formazione e
complessivamente taglia le risorse, lasciando soli i docenti a gestire un
malessere sociale che la scuola da sola non può risolvere.
In questo quadro, le difficoltà dei diversi attori non si scontrano
e si intrecciano, producendo effetti di disallineamento e conflitto.
E.
Limite del macro
Intervenire sul piano macro appare oggi complesso.
Le trasformazioni richiederebbero cambiamenti strutturali, tempi lunghi e
condizioni che, nel contesto attuale, risultano difficilmente realizzabili.
Possiamo migliorare le nostre strategie (e va fatto), ma gli ostacoli
strutturali e sociali non garantiscono risultati.
Dobbiamo lavorare/muoverci su tale piano, ma nel frattempo?
È qui che emerge un limite decisivo: pur essendo necessario,
il livello macro non costituisce, nell’immediato e da solo, la prospettiva che
trasforma. Occorre avere un’altra prospettiva.
F.
Esiste una possibile alternativa?
In questo contesto, l’ipotesi potrebbe essere quella di spostare
l’attenzione sui contesti, sulle situazioni, sulle micro-pratiche.
Provare a costruire microspazi di agentività condivisa.
Non si tratta di una strategia, né di una pratica
programmabile in senso stretto.
Con questo termine non si intendono modelli o pratiche
trasferibili, ma situazioni locali, temporanee, in cui diventa possibile
sospendere – almeno in parte – la dinamica del “tutti contro tutti”.
Microspazi in cui docenti, studenti e famiglie, pur dentro
vincoli dati, riescono a costruire forme di relazione che permettano di attivare
la loro agentività.
Il punto centrale è proprio questo: in tali spazi si
attiva l’agentività dei soggetti coinvolti.
Un microspazio non è qualcosa che si applica, ma qualcosa
che può emergere.
È la sospensione, anche temporanea, della routine, fratture, interstizi, faglie nelle modalità consuete di funzionamento della classe.
Questa frattura non è del tutto casuale, ma neppure
completamente prevedibile: è resa possibile da condizioni che il docente può
preparare, favorire o semplicemente cogliere.
In questi momenti, l’azione non è più centrata su un unico
soggetto, ma tende a distribuirsi: studenti/studentesse, docenti e, in alcuni
casi, famiglie possono diventare parte attiva del processo.
Non è una coprogettazione pienamente definita, ma una
costruzione situata, in cui i diversi attori contribuiscono, anche in modo
parziale, a ridefinire ciò che sta accadendo.
Il microspazio è dunque una possibilità: un momento in
cui si percepisce che è possibile fare altrimenti.
Esempio
Ho pensato a lungo se riportare o no un caso. Appena ne descrivi
uno, anche se è emerso in situazione, diviene un esempio da replicare, una proposta, un suggerimento. Ho
pertanto deciso di riportare delle risposte di studentesse del primo anno di
scienze della formazione primaria alla domanda (nei primi giorni del corso):
Tra gli insegnanti che hai avuto dall’infanzia alle
superiori ne ricordi uno efficace/non efficace nella sua didattica?
Perché? Quali metodi particolari o modalità rendevano particolarmente
efficace/non efficace la sua didattica?
Il motivo
non penso che sia il metodo con cui insegnavano la loro materia, bensì la loro
capacità di relazionarsi con noi. Mi ricordo in particolare la
premura, l'amore, la motivazione e la credibilità con cui svolgevano il loro
lavoro, tanto che suscitavano in me l'interesse per la loro
materia e la voglia di andare a scuola a causa della serenità
del clima che ogni volta si creava (Elena, 2016).
(I migliori
risultati) quando la classe veniva coinvolta durante la
lezione (Ilaria, 2016)
Ricordo il
professore di matematica e scienze delle scuole medie perché l'insegnante era
stato in grado di farmi capire che con poco lavoro in più,
avrei potuto raggiungere risultati migliori. Mi ha fatto credere nelle mie
potenzialità (Sofia, 2017).
Efficace
perché sapeva coinvolgere la classe facendoci partecipare
attivamente alle lezioni (Silvia, 2017).
Ricordo le insegnanti
di italiano e arte che ci hanno chiesto in terza media di realizzare un
progetto. Dovevamo scegliere un tema e elaborare un prodotto. Per la prima
volta mi sono sentita coinvolta e attiva e ho trovato in me risorse che non
sapevo, mi sono sentita viva (Gloria, 2019).
Sicuramente
la tipologia di lezione mista, cioè integrata da spiegazione frontale, visione
di filmati e la possibilità di interagire (Elisa, 2016).
Una situazione anche se unica e non ripetuta viene ricordata e incide in modo profondo oppure un’attività (performance teatrali, musicali, sportive, organizzazione di eventi) crea agency e sblocca situazioni [2].
Il ruolo dei micro spazi e la professionalità docente
Il ruolo dei microspazi non è quello di proporre modelli o
soluzioni.
È quello di rendere possibile, anche temporaneamente,
un’esperienza diversa, un cambiamento di prospettiva.
Assumere questa visione implica anche una ridefinizione
della professionalità docente. Per il docente è cambiare la domanda: dal come
insegnare meglio, a come costruire un ambiente più vivibile e, proprio per
questo, più favorevole per l’apprendimento, per la propria professionalità, ma
anche per il proprio star bene.
Essere professionisti non è avere il controllo completo dei
processi, né poter prevedere e gestire ogni variabile. Significa piuttosto
lavorare dentro condizioni di incertezza, riconoscendone i vincoli, ma anche le
possibilità. Ed anche saper ascoltare e devolvere il potere. In altri termini
adottare un approccio ecosistemico.
Nei microspazi, il potere non è semplicemente esercitato o
ceduto, ma si ridistribuisce: gli/le studenti/studentesse, le famiglie, le/i colleghe/colleghi
possono diventare parte attiva del processo.
Il potere del docente non viene meno, ma si trasforma: non
come controllo dei processi, ma come capacità di attivare relazioni che rendano
possibile l’azione.
[1] Per approfondire il concetto di estraneità/alienazione si veda: L’estraneità degli studenti in letteratura.
[2] Per leggere vari interventi degli studenti si veda: Quali insegnanti sono stati poco o molto efficaci.
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Link al post: Professionalità docente: abitare l’incertezza senza modelli stabili
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